Libri & Film Lifestyle

Oscar 2016. Sotto il segno di Leo

29 febbraio 2016
leonardo-di-caprio

 

Ci voleva l’anno bisesto per far vincere l’agognata statuetta al Leonardo più famoso al mondo dopo Da Vinci. Per noi italiane che abbiamo trepidato davanti allo schermo fino alle prime luci dell’alba anche litri di caffé ed un buon correttore prima di correre a lavoro o a scuola.

Perché, diciamocelo chiaramente, va bene la curiosità per i vestiti indossati sul red carpet, le acconciature ed i gioielli o l’amore per la settima arte, per chi non lo sapesse, il cinema; ma la vera ragione per cui milioni di persone, nel mondo, sono rimaste davanti allo schermo è stato proprio l’attimo, otto estenuanti ore dopo l’inizio della diretta, in cui Julianne Moore ha proferito l’accademica frase: “and the Oscar goes to…Leonardo di Caprio”!!!! E come se, a quella sentenza, si fosse scatenato l’inferno delle orde di fan Dicapriose che, novelle hooligans, al suono di trombetta e vuvuzela hanno scatenato trenini, tirate di capelli, pianti scroscianti. Quasi come se l’Oscar l’avessero vinto loro, quasi come se L’Oscar 2016 l’avessimo vinto noi o nostro fratello o nostro cugino. Perchè finalmente ha vinto l’eterno sconfitto. Come se fosse “la rivincita dei Nerd” anche se il bel Leo è lungi dall’esserlo l’ultimo dei nerd.

Come tradizione da Academy vuole, l’Oscar  è giunto con diverso ritardo, come se fosse un qualsiasi treno pendolino italiano, per un attore che avrebbe meritato la statuetta già per la sua interpretazione dell’adolescente disabile in “Buon Complenno Mr Grape” e poi via per tutti i film in sodalizio con il suo mentore Martin Scorsese.

 

leo-martin-scorsese

 

Anche i social si sono scatenati con diversi hastag come #leowin #teamleo o con meme che addirittura, come rito apotropaico, quasi ad esorcizzare la malasorte,  vedevano come trionfatore del premio, come attore protagonista, l’Orso, realizzato  in Computer grafica, con cui Leonardo, in “The Revenant”ingaggia una lotta all’ultimo sangue.

Ma finalmente abbiamo assistito al classico lieto fine Hollywoodiano con Leo che gongola sotto gli applausi e la standing ovation ritirando il premio che ha dedicato alla sua lotta contro i cambiamenti climatici per la salvaguardia della terra e delle popolazioni indigene sfruttate dalle multinazionali (Marlon Brando docet). Uno che non le manda a dire il bel Leo e forse per questo un pò inviso all’establishment di Hollywood.

Da sempre considerato un eterno ragazzino per via del volto efebico e dallo sguardo dolce, Di Caprio ha faticato non molto per crearsi una credibilità artistica dopo essere stato, per anni, l’idolo delle teenagers di tutto il mondo per via del ruolo di Romeo in “Romeo+Giulietta” di Luhrmann e la sua interpretazione di Jack Dawson in Titanic film in cui è nato il sodalizio artistico ed umano con l’altrettanto bella e talentuosa Kate Winslet che ha pianto lacrime di gioia alla proclamazione del suo amico di sempre a migliore attore protagonista.

 

 

romeo-giulietta

 

 

titanic

 

oscar-2016-kate-winslet

 

Non si può dire certo che Leo non se lo sia sudato questo Oscar per The Revenant visti i mesi passati in mezzo alla natura selvaggia a -20 gradi ed esseri sottoposto ad estenuanti sedute di trucco che cominciavano alle 3 del mattino. Se non lo avesse vinto quest’anno, l’unica alternativa sarebbe stato l’Oscar alla carriera post mortem. Fortunatamente abbiamo scongiurato questa  possibilità.

 

Ora Il nostro amato Leo potrà prendersi un anno sabbatico con una bella modella bionda ventenne e svernare in una bella isola caraibica mentre noi potremo, finalmente, goderci la prossima notte degli Oscar senza nessun patema d’animo.

 

 

oscar-2016-leonardo-di-caprio

 

Simona Aiello

1 Comment

  • Reply Desirèe 1 marzo 2016 at 20:51

    era ora!!!

    http://www.thefashionprincess.it/

  • Leave a Reply